Stamattina, lettura animata in una scuola di Centocelle (periferia romana) con tre classi di bambini.
L'argomento è uno spettacolo teatrale natalizio.
La sfida: leggere il copione come se fosse un libro, cercando di evocare tutti i personaggi e coinvolgendo anche i pargoli.
Mi faranno nera, ho pensato.
Sarà un macello, una catastrofe, ho immaginato.
Chi cavolo me l'ha fatto fare ad accettare, ho rimuginato.
Sono andata al patibolo con un collega di lavoro. Gli faccio fare Babbo Natale, ho escogitato. È gentile, ci casca. Almeno uno dei personaggi se lo sciroppa lui. Gli mollo cappuccio, barba e casacca, e vai.
Entriamo, ci sistemiamo. Spargo su un tavolo cappelli da folletto, corna di renna, sacchetti e letterine finte.
Arriva l'orda selvaggia dei bambini, fiancheggiata dalle maestre. Le quali ci guardano come se fossimo due coglioni. Però una ci fa subito un complimento: «Ah, meno male, non siete i soliti babbioni».
Wow, è già qualcosa.
Poi, il miracolo. La performance funziona perfettamente, i bambini partecipano con entusiasmo, il collega-Babbo Natale è gasatissimo e improvvisa gag, tanto che quasi gli devo sparare per farlo stare zitto.
Alla fine, grande successo, applausi, bambini felici, maestre stupite...
Noi i più stupiti di tutti.
Per la versione del collega, vedi: http://om71.blogspot.com/2008/10/metti-unaltra-mattina-centocelle.html
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mercoledì 22 ottobre 2008
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